Su scoopparoli, ignoranti e teleguidati

Eccoli la, pronti come sempre in agguato.

Tanto che ti domandi, ma cavolo se fossero sempre così attenti e perspicaci non ci troveremmo in questa situazione penosa. Mi riferisco a quell’elite di giornalisti o pseudo tali che sono tempestivi nello smascherare il trucco o il raggiro di turno non appena qualcuno o qualcosa diventa di interesse generale.

Quasi fanno invidia a quei poveracci che aspettano due gocce dal cielo per mettersi ad ogni angolo della strada stracarichi di poncho plasticosi e ombrelli grandi o piccoli.

Stavolta la carcassa da spolpare si chiama Greta Thunberg che ha una grandissima colpa: è figlia di una famosa cantante svedese in procinto di lanciare un nuovo libro.

Scoprono lo sfruttamento a fini di business come se scoprissero l’acqua calda e non è uno soltanto, sono decine; li potete trovare su internet “surfando” sulla rete tra testate mainstream, blog di periferia e perfino qualche post su social network.

La critica è la stessa per tutti: una bambina sfruttata da sua madre che cavalca l’onda emozionale dello sciopero sul clima per fini di business personale.

Arrivano perfino ad accusare la bambina di essere una furbetta per aver scelto il venerdi e non un altro giorno per scioperare: come dire, “ti fai il weekend lungo eh?!”.

Chissà perché, però, quando si fermano i mezzi pubblici o le scuole italiane, sempre di venerdi, queste aquile non notano mai la concomitanza dello sciopero con la giornata scelta.

Chissà come mai questi detective fino ad ora non avevano mai detto nulla sul clima, sull’ignoranza ed il menefreghismo della gente comune e sullo sfruttamento dell’ambiente e degli animali da parte delle multinazionali e dei governi.

Invece adesso, precisi come frecce sul bersaglio e puntuali come un treno svizzero, eccoli li a gridare al complotto, allo scandalo, al raggiro.

Dovremmo piuttosto imparare a porci delle domande.

  • Quanto incidono gli interessi personali di qualcuno su una battaglia internazionale a difesa dell’ecosistema?
  • E’ meglio stroncare sul nascere una presa di coscienza mondiale sulla catastrofe che stiamo per iniziare solo per non consentire a qualcuno di sfruttare l’onda emotiva naturalistica?
  • E cosa dire allora di chi non ha mai detto nulla sul tema ed ora scrive fiumi di parole contro la macchina commerciale che starebbe dietro Greta?
  • Costoro non sono forse parte integrante dello sfruttamento dell’onda emotiva?

Riflettendoci bene, infatti, se Greta e il suo sciopero non fossero stati portati alla ribalta anche questi blasonati giornalisti dello scoop non avrebbero avuto nulla da scrivere e sarebbero restati nell’ombra della mediocrità.

E cosa dire, invece, di milioni di persone che scendono in piazza ad urlare slogan su temi che non conoscono minimamente? Forse fa figo? O forse, come sempre accade in questo nostro bel paese di ignoranti, è l’occasione per scattare qualche selfie da postare poi su Instagram o Facebook?

Guardate le foto ed i video di venerdi e contate quanti, tra ragazzi ed adulti, erano con lo smartphone in mano a spararsi pose.

E quanti intervistati non sapevano cos’è il buco nell’ozono, a cosa è dovuto e perché esiste un problema di clima.

Non sarebbe più utile scrivere fiumi di parole sull’ignoranza dell’italico popolo, sui danni prodotti all’ambiente dagli allevamenti intensivi, sulla deforestazione selvaggia a fini agricoli per esclusivo uso nella zootecnia? Oppure sul fatto che invece di sprecare miliardi e miliardi per alimentare futuri hamburger o salami potremmo finalmente occuparci di combattere (vincendola!) la fame nel mondo?

Lo so che sarò tacciato di moralismo ma non me ne frega niente, di fronte a delle assurdità come questa voglio continuare a dire la mia, almeno mi sfogo.

Anzi, a dire il vero, se ognuno imparasse a pensare e ragionare con la propria testa, ad abbandonare luoghi e strumenti progettati per alienare e stordire ed iniziasse a comunicare con il vicino di casa, in strada o al bar forse potremmo recuperare un po’ di quell’umanità che manca ormai da troppo tempo.

Il bivio è li davanti: sapere e scegliere oppure ignorare e fare quello che qualcuno ha già deciso per noi.